Della serie, offerta speciale. Anzi, meglio: uno di quei pacchetti all inclusive che ti spacciano per divertimento ai villaggi vacanze. Sì, insomma: quelli dove, a suon di escursioni ed aerobica in piscina, finisci col chiederti se ti rilassi davvero. E la risposta, ovviamente, è no.

Il primo giorno parte quando mi sveglio. Anzi, no. Parte dopo aver messo piede fuori casa. Che, davvero, come nei villaggi vacanze vien da dire “chi me l'ha fatto fare?”. Cioè, c'è il microclima ideale, tra le mura spesse della mia stanza. Una brezza leggera sposta i capelli. Ventilatore spento, qui non batte il sole. Solo che poi esci, e un solo passo è bagno di sudore. Esagerato. Non trovo altre parole per descrivere 'sto caldo. Trentacinque gradi in centro, figuriamoci Teatinos. Poi è normale che il cervello si fonda. Capisci perchè i malagueni dormono tutto il giorno. Perchè si cena tardi. Perchè i ritmi sono spostati più in là. Essì: diventi realmente più saggia, quando aspettando il bus pensi che la Finlandia non è una cattiva opzione. Muoio.
“Chi me l'ha fatto fare?”, dicevamo. E la colpa è dei voti di storia dell'arte. Nome scritto a penna in fondo alla lista dei matricolati. Nove tondo. Media nove. Asterisco. L'iride scappa a sinistra. Improvvisata legenda in bic maiuscola. Nera.
Le persone con l'asterisco, se lo vogliono, possono provare ad alzare il voto. Chi aspira al 10 dovrà sviluppare due temi nell'esame ufficiale del prossimo trenta...
Smetto di leggere. Io sono in vacanza, che cavolo! Il nove basta e avanza. Non sarò così secchiona. Oltrettutto, devo ancora pensare a come portare il pacco alla sede del Correos. E, ha ragione Grace: ho comprato troppe uova.

Poi arriva il secondo giorno, quando incontro Audrey alla Cafeterìa di Letras. Lei è stressata dagli esami. Io ho la controprova di non saper dire addio. Cioè, proprio non ci sono tagliata. Finisco sempre con l'aggiungere un “tanto ci vedremo, prima che parta, no?”. E il guaio è che lo dico anche se so che non è vero. Credo sia per lo stesso motivo per cui ho comprato tutte quelle uova: non voglio affrontare la realtà. E allora parlo di film francesi, come se niente fosse, mentre il mio subconscio si pone domande strane. Ad esempio, per quale motivo dovrei organizzare una despedida? Io tornerò. C'è mica bisogno di renderlo ufficiale. Di piangere. Di comprare la dannata bandiera dell'andalucìa da far firmare alle persone. Insomma, non basta uscire tutte le sere a partire da domani? Non basta un ostello a Granada con la piscina sul tetto? E il concerto di Sabato? A ben vedere potrebbe già essere questa, la mia despedida. O forse sto delirando per via del sole. Non credevo di avere così poca capacità di resistenza, eppure credo che quella all'orizzonte sia proprio la Madonna. E non parlo di Veronica Ciccone. Lapponia. Lapponia è anche meglio che Finlandia. Ho una voglia di Calippo incrdibile. Perchè nessuno ha mai pensato di mettere un distributore di calippo alla fermata del bus? Accidenti, datemi il buuuuussssss.
“Ciao, ci vediamo!”
Che diamine: l'ho detto, che non so dire addio!
Il terzo giorno è casa di Pilar. Mi ci ha invitato per il check in di ryanair. Adesso, con loro, farlo online è obbligatorio. E la sua stampante è manna dal cielo. Quindi, occorre una premessa. Io ODIO Ryan Air. Cioè, mi stanno proprio sulle palle. Li ho scelti per comodità e prezzo, ma continuo a pensare che siano degli pseudo- truffatori. Perchè, dai, parliamoci chiaro! Le scovano tutte per spillarti quattrini. Un kilo in più, dieci euro netti da pagare. Vuoi fare il check in in aeroporto? 40 euro da pagare. E non basta. Si pubblicizzano come la compagnia più economica del mondo. Voli a 8 euro, che figata. Già. Solo che poi fai la prenotazione, e Oh! Ci sono le tasse. Oh! C'è l'assicurazione. Oh! C'è la valigia. Oh, c'è...Morale: quel volo finisce complessivamente col costarti 36 euro. Ovvero, la stessa cifra di uno dei più cari della mia amata Vueling. Che, oltre ad avere personale più accomodante e sedili più spaziosi, almeno ti dichiara da subito il prezzo che sborserai. Non basta. Perchè Ryan Air è anche l'unica compagnia che non ti lascia tenere la borsa del portatile oltre al bagaglio a mano. “Una cosa, non due, altrimenti ti lasciamo a terra”. Come se una avesse altre opzioni che portarsi il portatile a mano. Insomma, è arcinoto che non puoi imbarcarlo nella stiva.

Perciò, è con la base di questo sfogo che entro nella loro homepage. Il caldo di cui sopra mi ha spappolato il cervello. Pilar che mi parla non aiuta. Insomma, mi distraggo un tantino. Ergo, finisce che invece di scrivere il mio numero di carta di identità scrivo semplicemente il tipo di documento. Ovvero “carta d'identità”. Davvero astuta, come cosa. Non capisco come mi sia venuto in mente. Essì che ne ho fatti di check in, in vita mia! Il punto è che non si possono più modificare i dati. “Mettetevi in contatto con il nostro centro prenotazioni”, intima una scritta. Centro prenotazioni che chiude tra meno di un'ora e che, guarda un po', costa la bellezza di 87 centesimi al minuto.
FANTASTICO.
Gli altri diciotto giorni passano nel mio stomaco chiuso. In una corsa contro il tempo al telefono di casa. Merda, dovrò pagare a Grace. Tu tu tu. Perennemente occupato. I nostri uffici sono chiusi. E va a cagare. Non mi arrendo, chiamo l'aeroporto di Granada.
“Per queste cose deve venire in aeroporto, quelli di Ryan air non le possono rispondere di queste questioni al telefono”.
Ora, mi spiegasse perchè no. Voglio dire, ho solo sbagliato di scrivere una cosa. In qualche modo si potrà pur correggere! Anche perchè non accetto di non andare a Girona. Perdere quel concerto sarebbe per me una delusione secolare. Dopo tutto quello che ho lottato, semplicemente non l'accetterei. Quindi domani, a costo di spendere venti euro e svegliarmi alle otto per chiamare per prima, io parlerò con la Ryan air. Questo sì, magari evitando di dirgli che li odio.
Come dopo una settimana al villaggio vacanze, ho a pezzi corpo, anima e umore.
