Un phon chiamato Terral. Gocce di sudore animate dal vento. Tutto sommato, basterebbe ricordare che il termometro qui accanto segna punte massime di trentadue gradi. Voglio dire, ed è sin troppo noto che tende a mentire in inferiorità.

Mi aspetto d'incontrare Dante. Accompagnato da Virgilio, forse saprebbe dirmi in che girone mi trovo. Non so se esista quello degli inquieti, ecco il perchè del dubbio.
In ogni caso, il quadro non è dei più propizi a scarrozzarsi un pacco della metà del mio peso. Cioè, esattamente la metà, capite? Solo che è più basso, urgerebbe una dieta. In una parola, impone.
Perciò, ecco: ho sempre odiato approfittare delle persone. Specie se implica cadere nella negazione del Girl Power. Eppure, a volte vanno ammessi i propri limiti. E, quando non vedi via d'uscita, la sopravvivenza è in mani altrui. Odio approfittare, punto e a capo. Però, grazie a Dio, conosco gente favolosa.
Con queste premesse, lo squillo di Danielo è il segnale che aspetto. Spingo con mani e gambe il mio malloppo, temendo nel clack clack dei suoi cordini giallo fashion. Se si rompono, sono fregata. Non credo che regga, solo con lo scotch.
Sono in ascensore. Evvai. Prima tappa conclusa. Ma è ora che viene il peggio. Insomma, c'è una rampa di scale. Per cui il vero problema è: dove accidenti appoggio la borsetta? Ribadisco: dovrebbero mettere in commercio il gonnellino di Eta Beta. Tra l'altro, farebbe pan dant con le meravigliose collane della Grace's Production. E' la mia compañera de piso, dovevo pur riservarmene due! Ad ogni modo non ho mai capito come cavolo si scriva “pan dant”.
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Dovrei studiare francese.
O no.
Il fatto è che poi Dani arriva, e con i Negramaro nello stereo dell'auto s'incarica ufficialmente del resto della strada. “Dobbiamo aiutarci, nella famiglia erasmus”. Sarà. Ma mi sento una merda uguale.
In posta si sta bene, però. Aria condizionata a palla, nessun problema con le dimensioni. Sospiro. Peccato io ignori che spedire un pacco equivalga grossomodo a un interrogatorio poliziesco. Con esordio da thriller, peraltro.
“Devi togliere quattro kili, il massimo è venti”

E la voce piatta della bionda trasforma l'espressione in brivido. Come sarebbe a dire TOGLIERE QUATTRO KILI? E dove accidenti dovrei mettere la roba? Ok fare beneficienza, ma l'accappatoio mi servirebbe pure!
Grazie a Dio, la sua collega mora è apparizione.
“Guarda che va in Italia. Non ci sono limiti, per l'estero”.
L'ho sempre detto che le more sono migliori.
“Oh, qué susto me habías dado!”
Spavento? A te? E io che dovrei dire, allora? Già mi vedevo a mendicare scatole al supermercato. Oltrettutto dopo aver litigato con il taglierino per togliere in tre giorni tutto 'sto ammasso di scotch! Uhm. In effetti, forse forse ho esagerato.
Ma dicevo dell'interrogatorio. Si articola in formato questionario, e già la prima domanda mette in crisi. Tra parentesi, chi cavolo sta cucinando Pescaìto frito, adesso? Ho appena finito di pranzare e già gli odori mi inducono alla fame golosa. Per piacere, smettetela subito!
Ok. Torniamo al dunque.
La prima domanda è: “contenuto?”. Che di per sé non sarebbe manco così complicata, se lo spazio per rispondere non equivarrebbe a un quadratino di 5 mm per 5 mm. Cioè, spiegatemi: come accidenti pretendete che io riesca a far stare una descrizione decente del contenuto di un pacco di 24 kili nell'equivalente di un quadretto da bloc notes? Dovrei usare un linguaggio in codice conosciuto solo dai postini? Bah. Scrivo “ropa”, e me la cavo.
Solo che poi viene il peggio.
“Quantità?”.
Ma che diavolo ne so!! Non son stata a contare le magliette, Santo cielo! Tanta può andare, come risposta? Il bello è che non ti liberi. No. Vogliono sapere pure il valore approssimativo in euro. Della serie, che te ne frega? Guardo Danielo disperata. Guardo la bionda disperata. “Pon algo”, è il suo grande suggerimento. E fin lì ci arrivo, bella mia, ma l'ho già detto che ho difficoltà coi numeri. Oltrettutto non ho davvero la più pallida idea di quanto possa valere la mia roba. Ad esempio: gli appunti dell'università sono un'ammasso di carta che non arriva ai 2 euro. Ma per me valgono molto di più delle tre paia di jeans e dei maglioni che ci ho pressato attorno. Le scarpe da flamenco? 50 euro. (con mastercard) La gonna da flamenco? 70. Ma il loro valore affettivo raggiunge grossomodo il triplo. “Pon algo”. Sì, ma non è affatto facile.
Alla fine mi stresso. Scrivo una cifra a caso. E consegno non prima di aver ricontrollato quattro volte che l'indirizzo del destinatario sia giusto.
Il bello della posta, però, è che, come nei film, c'è sempre un finale a sorpresa.
“Lo mando come pacco economico o pacco prioritario?”
Nessun dubbio.
“Economico!”
“Ma guarda che costa uguale!”
Della serie: e allora perchè me lo chiedi? Ma soprattutto: se costa uguale, perchè accidenti il pacco economico si chiama economico? Sono perplessa. Sborso 87 euro. Me ne frego di come lo mandi. L'importante, francamente, è che mi arrivi.
Apro il portone di casa. Ho poche cose in armadio. Fuori c'è un phon chiamato Terral, però almeno mi sento più leggera. Ora, non mi resta che prepararmi per il Festival Costa Pop, che convoca a Màlaga le grandi stelle della musica nazionale ed internazionale. Tra loro Katy Perry, Nena Daconte, Lucas Masciano, e...

“Oh, ma tu sai che faccia hanno i Taxi? Adoro la loro musica ma non so come son fatti!”
“Non ne ho idea. Però credo che siano bianchi con un cartellino appeso al collo con su scritto 'Libero' o 'Occupato' “.
“....”
“E ti portano pure dove vuoi! Quel che si suol dire un gruppo utile!”
Forse il caldo mi fa male.
Concludo con il nuovo singolo di Bebe, che si apprezza veramente dopo vari ascolti. E' che torna dopo cinque anni. E' che me fui, pa' volver de nuevo.
