Italo-Spagnola

Il blog di una che ha sbagliato Nazione
domenica, 28 giugno 2009

Costa Pop 2009. E Grazie a Nek per omaggiare il mio blog.

“Ma non doveva essere in stile tranquillo?”

Sono voci sovrapposte dalla seconda fila. Al mio fianco, una coppia di genitori scambia noia negli sguardi. Questo sì, le figlie quattordicenni non li devono vedere. E allora è tenerezza dentro me.

“Evabbè. Mica è colpa mia se è capitato!”

Non è la prima volta che succede. Penso all'amore più grande che esista. Ai sacrifici che si fanno in nome di un solo sorriso. Perchè quando sul palco esce Katy Perry, quelle ragazzine si voltano verso mamma e papà. E la gratitudine che gli illumina gli occhi cancella fatica dalle loro stesse gambe. Penso ai miei. A quanto troppo spesso non ci facciamo caso. Quei genitori adesso sembrano più giovani, persino.

Doveva essere in stile tranquillo, sì. Però la mia anima da groupie sembra in qualche modo spianarmi la strada. Mai stato così facile: entri alle otto e mezza. C'è un buco sotto al palco. Insomma, si sa che le transenne sono sempre il miglior premio!

Solo che da un po' in qua empatizzo con le madri molto più che con le figlie. Ed è allora che mi spavento sul serio. E' allora che l'eco delle frasi di Grace mi ferisce dentro come un gran pugnale. Questo non è il mio posto. Non più. “Non hai l'età”. Poi ci scherzo sopra. Me la godo di più. Eppure mi guardo attorno. Il gioco delle differenze è troppo facile da fare.

Crisi di coscienza. Chiamatele come volete. Le distraggo nelle ironie di una foto. Nel progetto di un pass che un giorno avrò. Nell'interesse per quello che accade dietro. Ma quelle parole restano. Si distorcono in mente. Quelle parole – ammetto – fanno sempre un gran casino.


Andalucìa + alcol. Praticamente, il mio erasmus in una foto

Almeno fino a quando i riflettori si accendono. Tony Aguilar presenta Lucas Masciano. E comincio a saltare. Urlare. Ballare intensamente come non l'ho fatto mai. Attorno a me, gli sguardi sono perplessi. Poi, a poco a poco, cominciano a divertirsi anche quei due genitori.

Sto in seconda fila. Raggiungo la prima. E sento pienamente che è parte di me. Lo è sempre stato. Sin dall'incanto del teatro al mio primo concerto. Ancora lo ricordo, era di Elisa. E cadere per terra nei litigi per un asciugamano. I LunaPop. I palazzetti vuoti nelle prove di Cremonini. Walter che ci fa entrare gratis. Il pranzo di Cesena. Studio di registrazione. I discorsi sui Queen. Le opinioni. Il dopo. I pranzi ed i raduni a Bologna. Santo Stefano, tappa d'obbligo e di peregrinazioni. Ancora: la pioggia – e me ne frego – sui Negrita. Gli accrediti stampa per Biagio Antonacci. La febbre mentre recensisco Nek. Di più. Girare il Veneto per una band emergente. Gli Hotel e inghippi da telenovelas. I tavoli prenotati. I pomodori a terra. Innumerevoli Festivalbar coi bodyguard che mi alzano di peso.

E ora El Canto del Loco. Assenti presenti anche quest'oggi a Màlaga, nelle foto che ripercorrono la storia della radio. Nelle parole di un noto dj. “L'etichetta discografica fondata da un tal Dani Martìn e un tal David Otero”. Io urlo. Me ne frego altamente se sembro cretina. Passa “la madre de Josè” e urlo. Lo faccio con orgoglio, pure.

Sono in seconda fila perchè soltanto qui puoi instaurare un dialogo con chi sta sul palco. Improvviso i miei show. E, come sempre, faccio ridere i batteristi nelle mie imitazioni. Sono in seconda fila perchè non riesco a immaginare la mia vita senza tutto questo. Perchè le persone che ho conosciuto. I momenti più importanti che ho vissuto. Le emozioni. Tutto è in qualche modo legato ad un palco. Alla bellezza di chi ci sta sotto. Sopra. E dietro.

Sono in seconda fila perchè, sì, mi sento Groupie nell'anima. Non importa l'età. Non importa se capisco i genitori. Io non credo che a questo potrò mai rinunciare.

Doveva essere in stile tranquillo, allora. Invece in questo festival, di nuovo, mi sono lasciata distruggere. E coi fischi nelle orecchie, ore cinque e mezza del mattino, ho sentito che ne era valsa la pena.

Ad ogni modo, il Costa Pop è uno di quegli eventi che si merita una cronaca. Anche e soprattutto per ciò che vi accade fuori.

In fondo non è mica colpa mia, se scelgono di eleggermi un po' a guida. Da Barcellona in poi, dovrebbe essere chiaro che non è affidabile. Ad ogni modo, ve la siete cercata. Quindi: detto, fatto. Rassicuro Marta: “Tu non preoccuparti, quando ci vediamo saprò esattamente come arrivare là”. E, quando l'intento di cercare vip in hotel fallisce a causa dell'orario sound-check, “che autobus si prende?”.

Io lo so.

Non è soltanto l'autobus, in realtà. Le cose tendo a prenderle sul serio. Indi, ho anche studiato la cartina. “Sono ventitré minuti. Poi tutto dritto, e la prima a destra.”

Davvero non capisco perchè continuino a insistere con 'sto benedetto Cercanìas. “E' che al concerto del Canto del Loco...”. Il bello è che inneggiano al risparmio. Voglio dire, se il biglietto del bus costa un euro e dieci e quello del treno due, il portafoglio abbraccia la vicinanza della fermata. No? Secondo me non fa una piega.

Eppure non si fidano, le disgraziate. Le conduco dritte dritte al palazzetto. Scendiamo e lo vedo da lontano.

“Visto che avevo ragione? E' quello laggiù”.
“Ma quello non è l'auditorium!”

Come no. Che cavolo, peggio di San Tommaso. C'è scritto dappertutto “Martìn Carpena!”. Mi seguono in silenzio. Arrivano sino alla porta.

“Eccoci qui!”, è il mio grido trionfante.

Tutto sommato non hanno poi fatto così male, a eleggermi a guida. Strano che non ci sia fila, però.

“Ma questo è il Palacio de Deportes Martìn Carpena!”
“Sì, certo che lo è.”
“Però noi dobbiamo andare all'Auditorio Municipal”.

Ehhh?

I neuroni si accavallano.

“Cosa vuol dire che dobbiamo andare all'Auditorio Municipal? Il Martìn Carpena non è l'auditorio municipal?”
“No. Sono due cose distinte”.

E il mondo mi crolla addosso, davanti al Carrefour. “Questo si merita una recensione!”
Se marta già mi odiava per averla fatta passare per psicopata in un post, i 12 euro del taxi mi inchiodano definitivamente alla sua lista nera. Poi non dovrei stupirmi che al ritorno i suoi non mi possano accompagnare...

Però, che diavolo! Mica è colpa mia! Insomma, mi avevano chiesto loro di fare la recensione sul forum. “Scrivi bene”, dicevano. Non potevo certo sapere che l'avrebbe letta il cantante! Cioè, guarda tu. E adesso, beh...adesso....ehhhhm, adesso....

ok, va bene, adesso è colpa mia.

Infatti sarei anche disposta a pagare il trasporto per tutte. Ma se insistono a darmi la loro parte, meglio per le mie finanze, che dire? Tra l'altro, solo sul trasporto ci sarebbe da fare una lunga parentesi.

Il taxista parla da solo. Si asciuga gocce di sudore. Si lamenta. Il che sarebbe anche il minimo, se non guidasse come un pazzo. “Da qui non usciamo vive”. Clacson. Clacson. Clacson. L'incidente lo sfioriamo tre volte. Quello vero, però, lo fanno davanti a noi. Polizia. Deviazione. “O, per lo meno, non arriviamo in tempo”. E non mi resta che ridere isterica, mentre le prostitute sfruttano i sobborghi per la loro personale vetrina. Madre de Dios, dove accidenti siamo?

Il fatto è che dovrei smetterla di leggere libri. Dovrei smetterla di guardare film. Perchè chiudo gli occhi e mi vedo sgozzata nel mezzo di un prato. “Taxista psicopatico uccide tre ragazze sulla via del Costa Pop”. Occhi inumiditi. Salvateeeem...

“Sono 12 euro!”

E ritorniamo lì, alla seconda fila.

Il Costa Pop express è un festival di musicisti emergenti. Chi vince, si guadagna il diritto all'incisione di un disco. E, quest'oggi, tocca assistere alla finale.

Dico “tocca” perchè, per quanto mi piaccia la musica dal vivo; per quanto io abbia l'anima da groupie, due ore di canzoni sconosciute non sei bendisposta a sopportarle, se ti aspetta una lista di vip. E' un po' come le band di spalla: compito spesso necessario, eppure inevitabilmente ingrato.

Tra l'altro, vince pure il gruppo peggiore. Bah.

Meno male che poi gli effetti speciali di Los 40 Principales precipitano un'auto fuori dal palchetto laterale. “Il viaggio nel tempo” ripercorre in foto i 25 anni che la radio esercita in Andalucìa. Poi non si dica che l'ottantaquattro era un anno ordinario. Sarà per questo che l'ascolto sempre, chissà. Legame biologico. Qualcosa. Comunque il pubblico già vomita energia. Pronto a consegnarsi ai Macaco con voce e passione fuori dal comune.

Voce e passione che pian piano sfumeranno. Colpa dell'orologio, nient'altro da dire. Sì, perchè il concerto finirà alle quattro del mattino, ed i Nena Daconte già cantano per sé stessi davanti a facce stremate. Il bello delle transenne, è che ti ci puoi appoggiare.

In realtà, nemmeno le pause tra un artista e l'altro aiutano granchè alla partecipazione. Se ti gasi hai bisogno di un ritmo che ti induca a continuare a farlo, è il principio basico di qualunque show. Invece, i cambi di palco si riempiono solo di pubblicità. L'adrenalina scema. “Agua, por favor”. Stirare le gambe è missione impossibile.

Dico io, potrebbero sfruttare la grinta di Tony Aguilar. Che capisci perchè qualcuno è famoso, solo quando davvero lo vedi in azione. Però, no. Intrattenimento zero. La logica, d'altronde, è quella della trasmissione, si capisce dall'ubicazione del cameraman. E fa sorgere i dubbi. Se il concerto è sempre più amico dei media, fino a che punto i media possono permettersi il protagonismo sul live?

Non so se mi spiego, ma un confine ci dev'essere. La mente va ad un film, però non dico quale. Altrimenti mi chiamano fissata. Però, che caspita, avevano ragione!

Bisogna pensare al pubblico. Quello che paga. Quello, che in questo caso, fa pure beneficienza ad un'associazione. Il pubblico che cerca le transenne. E salta. E regala sorrisi ai propri genitori.

Senza il pubblico non c'è concerto. Senza televisione, sì. Per questo me ne frego, se l'evento passerà su 40 tv. La telecamera, semplicemente, non dovrebbe stare lì. Non dovrebbe permettersi di oscurare i cantanti alla vista di metà del parterre. Grazie a Dio Tony Aguilar è tra i miei amici su facebook. Per lo meno, glielo posso dire.

I media...già, i media. Quelli che uniscono due mondi. E ci fanno sentire chi ammiriamo molto più vicino alla realtà. Io li adoro, i media. Io ci voglio vivere, dei media. Ma dico parimenti che bisogna usarli bene.

Quanto al resto, però, niente da dire. Le performance si alternano in sorprese. Negative, nel caso di Carrasco che delude in playback. Però positive in tutti gli altri casi.

E quando Nek – sì, Nek – sale sul palco, l'affetto della Spagna mi commuove. Non è patriottismo, no. In fondo, ho scordato la bandiera. E' solo che l'emiliano pesa sul suo accento.

“Italia y España, siempre”

Domani c'è la mia festa d'addio. Non può non darmi un brivido, la frase.

Se anche stavolta mi ammalo, però, giuro che organizzo spedizioni punitive a Sassuolo. Eccheccavolo.

Non che sia difficile ammalarmi, peraltro.

L'ultimo bus è scappato a mezzanotte. La lotta per il taxi è un continuo lanciarsi in mezzo alla strada. Passano. Non si fermano. Bestemmie. E il vento freddo della sera pesa indubbiamente sul sudore.

Se non altro, le disgrazie uniscono. Ergo, mi trovo a socializzare. Prima con un gruppo di spagnoli. Vanno al Vialia. “Dividiamo le spese?”. “Magari!”.

Solo che poi s'arrendono all'impazienza.

“Noi andiamo a piedi”.

Cioè, più o meno un'ora di strada per le zone degradate di cui sopra. Piuttosto di unirmi, aspetto la corsa delle sei.

Quindi scorgo la desolazione nel volto di due bionde praticamente uguali. O forse vedo doppio, che ne so. In realtà, sono anche esattamente uguali alla Pr di un locale del centro.

“Di dove siete?”
“Olanda”

Ah, ecco. Esattamente come lei.
Mi sorge il dubbio che le olandesi le fabbrichino con lo stampino.
Comunque, le due sono dirette a Plaza de la Merced. E tra famiglia erasmus – forse è vero – ci si aiuta.

Così, dopo aver discusso di contratti e di partenze, la lucina verde è quasi un'illusione. Chiudo la porta di casa alle cinque e mezza del mattino. Rido di me stessa. Tutto sommato, c'è soprattutto una ragione per cui cerco le transenne. Ed è perchè ogni live è sempre e solo un'avventura.



postato da ilariadot alle ore 21:48 | Permalink | commenti (2) / commenti (2) (pop-up)
categoria: spagna, concerti, cronache, erasmus, malaga, cota pop



Commenti
#1    28 Giugno 2009 - 22:50
 
ahhhh..... adesso ho capito il perchè del titolo......:-)
e io che credevo che il cantante dagli okki azul...ti avesse letta!
besitos
kit!
utente anonimo

#2    29 Giugno 2009 - 18:00
 
el italiano con los ojos azules? ajajaja no, non credo! Però potrebbe...entra nel target dei miei potenziali lettori! :D
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