Domani Granada. Ulteriori parole sono inutili. D'altronde, ne aveva sin troppe l'impiegato delle poste, stamattina. “Santa Madonna”, commentava filo-italico davanti ai gossip della sua collega incinta. Ho spedito il terzo pacco, e lui fa presto a parlare. Metterei una croce anche sui soldi spesi. L'aria condizionata, peró, la porterei via.

“Cuánto vale el autobús?”, mi chiede una ragazza col violino. “Gracias, hija” risponde una signora quando le suggerisco di prendere l'uno. Si vede che ho la faccia da locale. E, mentre Grace mi chiama da Madrid, tutt'attorno a me sono troppo gentili. L'ho abbracciata, ieri sera. Occhi lucidi di entrambe. E, con lei diretta in Francia, tutto si fa troppo silenzioso.
Mangio i suoi spaghetti. Sono finite anche le cose da fare.
Il guaio é che, se chiudi la valigia, sembra proprio un giorno come gli altri. La gente fa la fila agli sportelli Alsina Graell. Continua la sua vita, persa dentro ai pensieri. E certo non lo sa, quant'é difficile per me andare via.

La posta mi si intasa. Mail di chi, l'altro ieri, non é potuto venire. Diana passa a prendere il modem. Rita, forse per un caffé. E intanto c'é chi dice che sono “un encanto”. Chi m'invita a Parigi. Chi garantisce che ci rivedremo ancora. Sará cosí, in effetti. Non ne ho dubbio alcuno.
Ma se ulteriori parole sono inutili, forse basterá quello che ho scritto in spagnolo.
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...A los cotilleos con mi compañera de piso. A las lágrimas de ayer. Al Sandevid. A los botellones. A la resaca del domingo y “os lo pasastéis bien anoche, eh?”. A los piropos del dependiente Mercadona. A los viejos que te acompañan al sitio cuando les pides una información. A infinitos “No pasa nada”. A las siestas de Ana y Patri viendo Sé lo que hicisteis. A mi playa. A San Juan. Al Carnaval de Cádiz y 'siamo venuti a ubriacarci'. A “JO-DER!” y las risas maquillando a mi compañero de piso. A las cenas en casa, que hay que ahorrar. Al tapeo en el Pepo y Pepa. A las quedadas en Calle Larios. A los “bajos” de Marta. A las risas de Naza. A mi diario. A los conciertos. Al autobús para Madrid. A las empanadillas congeladas. Al viento de Tarifa. Al helado de Nerja. A los monólogos. A 2000 y pico fotos tontas. A la gente que he conocido. A las canciones de mi Ipod que por fin suenan en los bares. A los chupitos gratis. A los abrazos de los chinos borrachos. A mis colombianos y sus patacones. A las fiestas. Al festival del Cine. Al Huracán saliendo con Daniel. Al frío de Ronda. A Sevilla que no puede ser. A las perdidas por barcelona. A “hola guapísimas” y las narices verdes.A “tú siempre comes?”. A los truenos de la noche en blanco. A la movida de Fuengirola. Al hijoputa que casi me roba la cartera. A mis colitas años 90. A la adicción a Buenafuente. A Sierra Nevada y “a ti qué coño te importa de Amaia Montero? “. A hablar a diario de cosas que sé. Al parchís del primer día. A la alcazaba que me cuída desde lejos. A España. |
Se ulteriori parole sono inutili, basterá pensare a quello che mi resta. Granada, per l'appunto. O il concerto di Roses. Che oggi ho richiamato per conferma, e la signora, tra le interferenze, é riuscita a perplimermi di nuovo.
“Se prendi il bus per la Ciutadella, passi davanti a casa mia”
Sí, ma io devo andare in ostello, mica a casa sua! O no? Bah, mistero della fede.
Se ulteriori parole sono inutili, forse di quest'istante basta un'immagine sola. Il video l'ho girato l'altro ieri. Ore 2 e mezza del mattino. E poi, lo giuro, torneró a scrivere di cose allegre.
