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Madrid, Ultima Parte: Applausi...per me
Delle due band di spalla farei una crasi in nome del gruppo perfetto. Degli Hotel La Paz non mi piace la musica, eppure sono simpaticissimi. Vendono da soli il loro disco accanto agli affollati stand del merchandising. “Promettici che domani lo compri”, chiederanno mentre cerco la mia shirt.”Promesso”, anche se non ne ho intenzione. Gli Hotel La Paz escono a bere con le fans. Saltano e ballano per tutto lo spettacolo. Gli Hotel La Paz mi hanno persino ringraziata sul fanclub.
Prego.
I Sidonie, invece....io la musica dei Sidonie la adoro. Non smetto di cantarne i brani, dal primo all'ultimo del loro repertorio. E ballo. E urlo. E mi commuovo. Il disco dei Sidonie é stata una delle migliori scoperte degli ultimi tempi. Eppure l'atteggiamento che hanno incita al piú profondo fastidio. Perché, andiamo, io semplicemente non sopporto chi sale sul palco barcollante con bicchieri di rum e cola alla mano. Non é moralismo: é vedere una professione come tale. E' pretendere rispetto ed alti standard qualitativi nei confronti di chi ti paga da vivere. E non puoi farlo se ti presenti ubriaco perso chiedendo chupitos per continuare a cantare. Non puoi. Neanche se la sera dopo mi tirerai una rosa.

Che, peraltro, nella foga perderó.
Comunque. Forse non serve mischiarli per formare il gruppo perfetto. Forse il gruppo perfetto esiste giá. E ne avró la conferma dopo il countdown. Meglio: dopo essermi distratta accorgendomi della presenza del presidente di Sony. Voglio dire, caspita! Il presidente di Sony é a non piú di due centimetri da me, l'aria annoiata e la camicia professionale mentre scruta soddisfratto il palazzetto gremito. Se avessi piú faccia tosta allungherei un braccio. Mi presenterei. E gli chiederei aiuto per la tesi. Per la tesi o per un lavoro, perché no. Tanto vale sognare in grande. Solo che poi partono gli accordi della Suerte de Mi Vida e il mio cuore mette a tacere il cervello. Adesso, reclama attenzioni.

Da quando cerco vita sotto a un palco, la gente non fa che chiedermi perché. Chi non l'ha provato crede che le tappe di un tour si copino l'un l'altra. E invece é proprio quando vai a due concerti di fila che ti appare ancora piú chiaro quanto sbaglino. Quanto, pur mantenendo uno stesso repertorio, l'atmosfera possa radicalmente cambiare.
E allora il primo é emotivo. Il primo é da pelle d'oca e lacrime.
Il secondo, invece, é puro cabaret.
Il primo si apre con un cambiamento del testo. “Sois la suerte de nuestra vida”, dedicato ai fans prima di un lungo addio. Un addio che non credo sapró sopportare. Non se prima di Zapatillas nuovi effetti audiovisuali ringraziano di tutti i nostri gesti. Della nostra passione. Di aver fatto “del nostro sogno il vostro...é il vostro.”. E alle parole “Hasta Luego” non so fare a meno di urlare un disperato “NOO!”.
Il primo risponde alla richiesta di Estefanía. Sul forum parlava del suo ragazzo. Il grande amore che le aveva regalato il biglietto del concerto, perché una canzone de El Canto era la Loro canzone. L'amore che é morto, in un incidente d'auto, poco dopo una vacanza assieme a New York.
E la dedica arriva, sperata eppure ancora inaspettata. Dedica per lui, per Sergio. Per lui e per “tutti quelli che non ci sono piú, e invece dovrebbero essere qui.”. Impossibile non pensare. Quella presenza é sempre lí. C'é dal momento in cui ci siamo stretti in un abbraccio immaginario che, non so ancora come, é arrivato a destinazione. E chi c'era da prima sa com'é cambiato tutto. Sa che quel dito verso il cielo non é una coreografia. Perció anche il testo di Contigo cambia. “Non sono capace di andare avanti senza di te”. Occhi chiusi di concentrazione. Gli occhi di David che brillano di lacrime. L'abbraccio tra i cugini. E ció che senti arriva. Ció che senti riesce anche a farti incazzare.
Il primo concerto é la vita, loro e di tutti, che pulsa tra le mani.
E allora non poteva che succedere lí. Quando non me l'aspetto. Quando la mia Equix, come a Roses, mi imbambola. E come a Roses Dani si avvicina. Come a Roses, Dani la fa mia.
“Un applauso per Luna84, che é venuta dall'Italia”.
Min 3,32
Perché sí, quando credi di aver raggiunto l'apice quest'apice si supera. E oggi é meglio di quella volta. Lo é perché allora avevo un cartellone. Allora chiedevo qualcosa. E questa volta no. Di piú, il mio nickname non era scritto da nessuna parte. Lui mi ha riconosciuta. Dalle foto sul forum, o dalle altre volte, o da entrambe le cose. Comunque, sa chi sono. Mi regala qualcosa che per me vale molto. E anche se sembra stupido, anche se a un concerto io non ho mai pianto, poi parte l'inedita “quiero aprender de ti”. Se il trucco si scioglie, non é solo per sudore.
Sciogliersi. Questo é il verbo adatto. Il verbo che userei sempre. Fino allo sfinimento e un po' piú in lá.
Due concerti e due atmosfere, allora. La seconda piú distesa, eppure ancora imprescindibile su quello stesso brano. Due canzoni dopo avermi vista, in una prima fila stavolta prevedibile. Nell'angolo cieco oltre a una telecamera. Due canzoni dopo avermi indicato sorpreso. E dare il via ai sorrisi. “Y sé que dentro de ti hay una que es mía”. Dare il via alla strizzata d'occhio che mi inquieta. Perché sí, sono ancora qui. Perché Quiero vivir así, ora e per sempre, e voi non potete dare solo un concerto ancora. Non potete perché poi la gente piange, quando i tizi col caschetto iniziano a smontare. E c'é un'altra cosa a cui non so reagire, oltre ai ringraziamenti. No, io non sono in grado di consolare.
Ma il secondo concerto non da troppo modo di pensare. Colpa delle conversazioni tra cantante e chitarrista. Del loro inglese improvvisato e stentato.
“We go to bed”
“No, we go to drink tonight”
“Bell'esempio da dare alla gioventú”.
“In realtá beviamo latte di soja”.
E via con gli aneddoti sulle pubblicitá. Actimel. Vivesol. Yogurt e formaggi, fino allo strano applauso per quelli di Pull and Bear. “Sicuramente c'é qualcuno che é stato licenziato ingiustamente”.
Il secondo concerto é un overdose di deliri tra i doppi sensi del verbo “empujar” e il netto rifiuto di halloween. “Che poi arrivano i bambini a suonare il campanello proprio mentre stai facendo la siesta”. Il secondo concerto é un gioco di voci che “io ho sempre odiato, non so perché lo sto facendo ora”. E' uno strano coinvolgimento di smorfie, salti, e movimenti del bacino. E' ridere fino alle lacrime stupendosi di nuovo di quanto possano passare rapide due ore.
No. Chi dice che andare a due concerti dello stesso tour é inutule, forse non ne ha vissuti due de El Canto. E, in mezzo, c'é chi va a far festa e chi mi prende in giro. Ci sono le imitazioni di Javi. Il metro e novanta di Eder. La faccia verde di Cris-callatelaboca, e “che razza di presentazione é?”.
In mezzo ci sono gli abbracci di David, che riescono a diventare una delle scoperte migliori. Perché non posso smettere di sorprendermi di come persone che in fondo non ho mai incontrato sappiano trattarmi come la sorellina minore da proteggere. E si preoccupano del fatto che non abbia dormito. Chiedono se sto bene. Danno consigli su come disconnettere e poi riposare un po'. David se l' é meritato, il palco a Zaragoza. Certo che ce ne sono , di persone speciali!
Ma in mezzo, soprattutto, ci sono i venti euro che non riesco a cambiare neanche in mezzo a bar strapieni. E, mentre ci provo, le urla in sottofondo salutano il passaggio dell'auto di Dani. “Ha giá scritto sul forum”, informa una catena di telefonate mentre sistemo coperte sull'asfalto. La coperta che prendo in prestito all'ostello, ben nascosta nella borsa di Naza. Cartellino “do not disturb” affisso fuori perché nessuno se ne accorga. Anche i genitori di Dani sono giá passati. Applausi accorati dalle fans, mentre la madre si eclissa imbarazzata tra i sedili e il padre burlone imparte benedizioni fingendosi il Papa. Questioni di clonazione piú che di genetica, mi sa.
E poi Tito che, per chi non lo conoscesse, é colui che organizza le file. Tito che ha la voce impastata, e proprio non la smette di parlare. Odio che rimbalza tra le tende, alle quattro del mattino di una notte d'aghi. Freddo nelle ossa. Nella testa. Nei pensieri. Congelare, adesso sí. Proteggersi la vista sotto uno strato di stoffa per sfidare i riflettori sempre accesi del Palacio. E Beyoncé che canta da un cellulare, insistente, proprio appena ti sei addormentata.
“Che ore sono?”
“Le sei e mezza.”
“Merda, non ho dormito neanche oggi!”
Eppure l'adrenalina é piú potente di quanto chiunque pensi, e questa volta le transenne le hanno messe eccome. Corsa meno problematica. All'inizio quasi si cammina. Le scommesse, dall'alto, peró non mancano mai.
“Io non li vedo”
“Ti basti sapere che ci sono”.
Stavolta accanto a Patri, pa'volver a disfrutar.
E le ultime immagini di Madrid sono la maglia di Dani, finita in mano a Sil dopo lo Show. Catena di morbose, esuberanti, sniffate.
“ooooh...sa del suo odore, sa del suo dopobarba!”
E il cinismo di Naza, vagamente imbronciata dall'insonnia.
“Bah, per me sa di ammorbidente”.
“Scusa, passa qua!”
“....”
“Naza, che ammorbidente usi? Sa semplicemente di sudore!”
Risate.
“Se mai un giorno vorrai farmi il bucato, ricordami di dirti di no!”
Le ultime immagini di Madrid sono una spedizione per il parcheggio alla ricerca delle auto dei Vip. Il batterista dei Sin Rumbo che ci guarda perplesse. I progetti di gettarmi in mezzo alla strada.
“Se vede te sicuro che si ferma, tira fuori la bandiera italiana!”
“Oh, io non voglio morire cosí giovane! Neanche se a investirmi é Dani Martín”.
E urla da sopra, siamo arrivate tardi.
Le mie risate in ramping e le domande di Javi.
“Ma te da dove sbuchi?”
“Uhm...da lí.”
In fondo il meglio dei concerti sta in tutto ciò che li attornia. E a Barcellona lo confermeró.
