Sguardo distratto.
Fuori dal finestrino, la nebbia si improvvisa cartolina. Sembra essere stata messa lì per i turisti, a incrementare immaginari sulla Pianura Padana. Mi piace pensare che, appena le pupille tornano al mio libro, qualcuno in casco bianco la rimetta via. Già li vedo, frenetici. Operai come formiche intenti a arrotolare uno scenario. Aprono la cassapanca del reale. E, quando tutti dormono, brindano all'impresa.

In effetti ho modi strani di affrontare il mal di testa. Forse è tutto molto meno poetico. Sì. Forse la nebbia serve solo a ricordarmi dove sono.
E allora cerco nella campagna il filo dei discorsi lasciati a metà. Scavo tra i ricordi più recenti del luogo a cui sto tornando. Solo due settimane. Eppure mi spaventa la difficoltà che trovo.
E' come se ogni volta che torno dalla Spagna tutto il resto riuscisse a sembrarmi lontano. Parole, facce, discorsi. Ora sembrano ovattati come se appartenessero a altre ere. Quelli che sembravano problemi sono adesso barzellette di cui ridere. Quello che mi entusiasmava, bambola impolverata che non mi diverte più. E mi guardo attorno confusa, trovando diverso anche il mio sempre uguale. Diverso ma statico, in un certo qual modo. Troppo a lungo ignorato e accettato dai più.
Ogni volta che torno dalla Spagna, le altre mie dimensioni si fanno d'un tratto cupe. Terrificanti emblemi della parola Ieri. E' come essersi abbagliati di luci colorate e doversi di colpo adattare al buio. Gli occhi ce la fanno. Il cuore, forse no.
Ma poi scendi dal treno, inspiri gli odori di sempre. La nebbia, domani, verrà rimontata uguale. E prima che tu te ne accorga, questo sarà il tuo normale. Lo accetterai come sempre. Ti arriverà a piacere.
Sto di nuovo scivolando dentro alla routine.
